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L'ora dei Tea Party PDF Imprimir E-mail
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  Il popolo degli Stati Uniti d’America è giunto a saturazione. Il “cambiamento” promesso dal presidente Barack Hussein Obama è una delusione colossale. Dal 19 febbraio 2009 la reazione alle politiche perseguite dalla sua Amministrazione ha preso forma attraverso una rivolta popolare e piuttosto trasversale di natura fiscale, i “Tea Party”:un richiamo alla storia e alle tradizioni politiche del Paese, un appello allo “spirito del 1776” e al conservatorismo costituzionale, una formula felice e accattivante.


I “Tea Party” crescono, di continuo, in tutto il Paese. Sono cenacoli informali, riunione di poche decine di persone oppure raduni con migliaia di partecipanti, alcuni famosi, la maggior parte cittadini comuni. Gridano alla politica che la misura della sopportazione è oramai colma, che nessuno ha più voglia, semmai l’avesse avuta prima, di pagare i costi e i danni prodotti da altri, soprattutto da uno Stato sempre più invadente e rapace. La crisi finanziaria mondiale, iniziata negli Stati Uniti con il crollo del sistema surreale dei mutui “allegri”, ha innescato la miccia e oggi continua ad alimentare la protesta, fornendo il quadro di riferimento al movimento. Ma i “Tea party” sono molto più della pur dura e doverosa contestazione dell’Amministrazione Obama e delle sue politiche liberal. Sono il modo in cui sta prendendo vita, nuova vita, il movimento conservatore grassroots, cioè popolare ma non populista, dopo la sconfitta subita dal Partito Repubblicano alle  lezioni del 2008, la formazione politica in cui diversi suoi esponenti avevano creduto, almeno in parte, di potersi riconoscere.


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Le recensioni del Libro:

Libero - Anche in Italia è l'ora dei Tea Party - 14 ottobre 2010

Giulianova News

Milano Finanza Sicilia  : Tea Party nel Pdl, il no della Sicilia


  

 
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